Menniti

时间  一小时 53分钟

航迹点数 202

上传日期 2019年1月21日

记录日期 一月 2019

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663 m
566 m
0
1.0
2.1
4.14 km

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邻近 Torre di Ruggiero, Calabria (Italia)

Il percorso è stato definito "Cammino della spiritualità" in quanto abbraccia i luoghi spirituali più significativi presenti nel territorio del Comune di Torre di Ruggiero. La partenza ha avuto luogo dal Santuario della Madonna delle Grazie , luogo simbolo della spiritualità mariana di tutto il comprensorio. In Settembre , periodo della festa della Madonna, frotte di credenti effettuano pellegrinaggi da ogni dove, incuranti di dover macinare fino a 30 km o più per raggiungere il posto ed offrire alla Madonna le loro fatiche in segno di devozione.
Il percorso si snoda poi nel caratteristico centro storico del borgo di fondazione normanna. Originariamente il nome del borgo pare che fosse Torre di Spatola in onore del paese di provenienza (Spadola in provincia di Vibo Valentia) dei tanti lavoratori che qui si recavano per lavorare i poderi. Fu Ruggiero il Normanno ad agglomerare le tante frazioni e i tanti casali in un unico centro poi ribattezzato Torre di Ruggiero proprio in suo nome.
Un viottolo si allontana dal centro storico per inoltrarsi in contesti rurali posti immediatamente all'esterno dell'abitato. Nei pressi di una fontanella detta "fontana dei monaci" perchè in prossimità del convento degli agostiniani (ma anche prossima al monastero dei basiliani)inizia un tratto con basolato in granito risistemato da un recente intervento di riqualificazione e restauro. Il tratto è immerso in un contesto contrassegnato dalla presenza di querce e noccioleti e allietato dal suono melodioso prodotto dallo scorrere delle acque di un corso d'acqua che non a caso si chiama Fosso S.Basile (affluente di sinistra del torrente Bruca ). Si giunge presto ai ruderi del convento degli Agostiniani. Nessun cartello al momento indica ed esplica ai visitatori il sito. Secondo quanto riportato dalla divulgatrice storica e culturale Silvana Franco sul suo profilo facebook "Orme dimenticate". : " Nel 1527 venne fondato il convento degli agostiniani dedicato a S. Maria del Carmine. Sono visibili il portale d’ingresso in bugnato del 1627, il cortile e altre mura. I ruderi del convento divennero proprietà della famiglia Martelli e furono eseguite delle trasformazioni per adeguare la struttura ad uso agricolo.+
Proseguendo oltre il basolato termina per dare spazio ad uno tratto sterrato che di lì a poco incrocia il ruscello (affluente di sinistra del torre net Bruca). La larghezza in sè non è proibitiva ma non esistono comodi punti di attraversamento quindi preparatevi al peggio !
Oltre il ruscello il sentiero si inerpica e si ritrova, con non poca sorpresa, un basolato autentico (non ripreso e ricementato da mani del XXI secolo) in parte nascosto dall'abbondante fogliame. Sulla destra sono presenti pini. Il tratto in pietra dà spazio all'asfalto e di lì a poco si incontrano i ruderi del monastero basiliano dedicato a San Basilio Magno. Il monastero è, in altre carte, indicato con il nome di S.Basilio Scamardì e pare sia stato edificato da Ruggiero il Normanno nell'XI secolo in devozione di San Basilio Magno. Una edicoletta votiva posta al primo piano dell'agriturismo non a caso chiamato "I Basiliani" riporta quella che sembra essere l'effigie di San Basilio.
Si ritorna indietro per il percorso dell'andata. Quando ci si ritrova in paese si scende sulla destra sino alla chiesa di Santa Domenica che custodisce un tabernacolo proveniente probabilmente dall'antico monastero basiliano.
Per approfondimenti sulla chiesa
http://www.comunetorrediruggiero.it/chiesa_s.domenica.html
涌泉

Fonte dei monaci

La fonte si trova in corrispondenza di un cartello esplicativo, sulla destra del sentiero. Come recita il cartello, la fonte è detta dei monaci perchè posta tra i due centri spirituali medievali popolato da monaci basiliani e agostiniani e il centro abitato. Come spesso si ritrova nei luoghi in cui sono stati impiantati monasteri basiliani due cose non possono mancare : la presenza di una fonte e un panorama superbo.
Waypoint

Inizio basolato

Inizia qui un tratto di basolato recentemente riqualificato probabilmente per fine promozionale-turistico. C'è chi dice fosse addirittura una strada romana , in buona sostanza la mitica "trasversale delle serre" ante litteram ,presente nella tavola peutingeriana e che collegava Castra Hannibalis (ancora oggi di difficile individuazione, chi dice sia Soverato, chi parla di Catanzaro Lido chi addirittura si riferisce a Roccelletta di Borgia in cui in effetti una strada Romana è presente ed è ubicata nei pressi del foro; sicuramente un ampliamento dell'area di scavo potrebbe essere di grande aiuto per comprendere il suo tracciato), passava per Scilatio e giungeva sino a Vibona Balentia. In effetti un tratto di strada romana è presente nel territorio tra Staletti' e Squillace (l'odierna Scilatio) è chiamata Via Grande ed è stata oggetto di escursione dal sottoscritto https://www.wikiloc.com/hiking-trails/strada-romana-convento-di-san-gregorio-taumaturgo-staletti-cz-31808780.
废墟

Casa green

Lungo il percorso si incontra il rudere di un abitazione ricoperto da vegetazione.
废墟

Convento Agostiniani

Dal profilo facebook "Orme dimenticate" di Silvana Franco ..Nel 1527 venne fondato il convento degli agostiniani dedicato a S. Maria del Carmine. Sono visibili il portale d’ingresso in bugnato del 1627, il cortile e altre mura. Si trova nelle vicinanze di una strada romana che collegava Hipponion (attuale Vibo) con Scolacium (attuale Squillace). I ruderi del convento divennero proprietà della famiglia Martelli e furono eseguite delle trasformazioni per adeguare la struttura ad uso agricolo... Sul sito "http://www.cassiciaco.it/navigazione/monachesimo/conventi/monasteri/italia.html in cui sono elencati tutti i conventi agostiniani d'Italia il convento in questione viene presentato con la seguente dicitura "Spadola (Calabria: o Torre di Spatola, S. M. del Carmine) "
Waypoint

Fine strada romana

河流

Attraversamento Fosso san Basile

Il nome del corso d'acqua, come spesso accade con i toponimi, tradisce le antiche presenze dei luoghi. Di qui a breve infatti si incontreranno i ruderi del monastero basiliano di San Basilio Magno o S.Basilio Scamardì
Waypoint

Fine basolato autentico

废墟

Monastero San Basilio Scamardì

Si giunge infine al monastero basiliano di S.Basilio Scamardì chiamato così in onore del monaco cui è stato dato il compito di rettore nell'anno della sua fondazione.Vi sono documenti attestanti il conferimento al rettore della gestione amministrativa di Torre di Spatola nel 1071 (fonte profilo Facebook "Orme dimenticate"). Anche D.Apollinare Agresta , abate generale e Vicario Archimandritale della sede di Messina della regola di S.Basilio, nel suo viaggio di ricognizione dei monasteri basiliani annotato nel libro Vita di S.Basilio Magno dottore di S.Chiesa et arcivescovo di Cesarea di Cappadocia pubblicato nel 1681 (pag. 362) parla di un monastero non molto lontano da Torre di Spatola "Non molto lungi dalla Torre di Spatola,si ritrova il Cenobio, sotto l'invocazione di S.Basilio Scamardì nostro monaco, eretto dal Gran Conte Ruggiero per la divotione, che portava al Santo suddetto". Se il monastero era dunque ancora in auge dopo 600 anni dalla sua fondazione è' evidente che i ruderi del monastero siano conseguenza del terribile terremoto del 1783 che così tanti danni ha creato sia in termini di perdite di vite umane che di distruzione di innumerevoli testimonianze storiche, artistiche e culturali in genere. Dell'antico Monastero rimangono dunque delle arcate. Il panorama e la quiete del luogo è proverbiale . Del resto come tanti siti basiliani testimoniano (S.Elia presso Curinga, Abbazia S.Maria di Peseca in Taverna, la chiesa di S.Nicola di Cammerota in S.Andrea Apostolo dello Jonio ecc ecc) i luoghi che ospitano monasteri sono caratterizzati da posizioni con viste estremamente panoramiche e da abbondanza di acqua (le sorgenti sono tuttora presenti nelle immediate vicinanze). Attualmente il sito ospita un elegante agriturismo denominato "i Basiliani" per l'appunto in cui uno dei punti forti è dato dal clima estremamente rilassante che si respira e dalla quiete che viene trasmessa ai visitatori. Al primo piano dell'edificio è presente una piccola edicola votiva con l'effige (molto probabile) di San Basilio
Sacred architecture

Chiesa Santa Domenica

dal sito "http://www.comunetorrediruggiero.it/chiesa_s.domenica.html " Fondata con il primo nucleo, la Chiesa, i cui registri parrocchiali risalgono al 1669, venne distrutta dal terremoto del 1783 e quindi ricostruita nel 1788 su progetto di Bernardo Morena, Architetto direttore del dipartimento di Monteleone nel quadro della ricostruzione operate dalla Cassa Sacra dopo il predetto terremoto, come descritto sulle facciate della stessa con incisione su granito. L'8 aprile 1991 viene dichiarata, dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, monumento nazionale di interesse storico-artistico. Con richiami all'architettura rinascimentale e a quella barocca, la Chiesa è un esempio di eclettismo del periodo della ricostruzione. Prospiciente la più importante piazza del paese (Piazza del Popolo), si inserisce e ne caratterizza il tessuto urbano. La facciata Nella facciata la larghezza prevale sull'altezza. Tre aperture, di cui una murata, con portale in pietra granitica, corrispondenti ad altrettante navate, permettono l'accesso all'interno della Chiesa. La parte centrale è più alta e termina con un timpano sul cui vertice è posta una croce in ferro battuto, mentre tre vani chiusi a forma di finestra, di cui quella al centro con arco a tre centri e le altre due con arco a sesto ribassato, ospitavano le icone dei santi, mentre un'altra icona più piccola si trovava al centro del timpano; due linee curve e simmetriche, terminanti con due volute laterali raccordano, in alto, la parte alta con quella bassa. Lesene raffiguranti pilastri completi di base e capitello, modanature in aggetto, scandiscono il ritmo dell'elegante facciata. L'interno Poche aperture su spessi muri perimetrali danno all'interno un senso di massiccia austerità. La pianta è a forma rettangolare, ma la differenza tra la larghezza e la profondità e di soli m. 1,60. Due file di pilastri dividono lo spazio in tre navate, con quella centrale più alta, dove, nelle pareti, in quella parte che sovrasta le navate minori, si aprono tre finestre per lato, formanti nell'intersezione con la volta lignea archi a sesto acuto. Sulle facciate di ogni pilastro delle lesene a forma di colonna, con base e capitello corinzio, adornano e danno slancio alla massiccia struttura. Le quattro colonne sono collegate, in alto, in direzione ingresso-altare, con archi a tutto sesto al disopra dei quali poggia la volta a botte lignea che percorre tutta la navata maggiore; una ricca modanatura aggettante delimita visivamente lo spazio della volta. Gli archi sono interrotti in chiave da motivi decorativi fogliformi. In corrispondenza dei pilastri, nelle navate laterali, altre lesene finemente decorate richiamano il ritmo della navata centrale. Un grande e imponente arcosoglio delimita la navata centrale con il presbiterio. Motivi ornamentali a candelabra decorano le lesene della facciata e dell'intradosso dell'arco, mentre nella chiave di volta una cartella decorativa è affiancata da due putti alati in altorilievo. Il pavimento del presbiterio, su cui è adagiato l'altare, è rialzato, rispetto a quello della navata, con un gradino in pietra granitica alto cm 17, mentre una balaustra in legno laccato bianco separa i due ambienti. In alto lo spazio è racchiuso da una grande volta a botte lignea, mentre la parete di fondo è semplicemente intonacata con una modanatura in aggetto posta in corrispondenza della linea che separa la volta dell'ambiente sottostante. Dal presbiterio, attraversando due porte laterali, si accede alla sagrestia e al vano scala del campanile. Le porte sono in legno bugnato, mentre le cornici del vano sono in marmo bianco e nero, dove, nella parte corrispondente dell'architrave, un festone ornamentale, formato da gigli incastrati tra di loro, spezza il rigido schema geometrico. All'ingresso della sagrestia vi è murato un prospetto di ciborio in marmo bianco a bassorilievo, dove due colonne riccamente decorate sorreggono la trabeazione su cui poggia l'arco, nella lunetta del quale è scolpita la figura del Cristo benedicente; tra le colonne e la bocca del ciborio due angeli, nell'intento di ricevere la benedizione, si adagiano perfettamente nello spazio che li circoscrive; un volto alato, che appare come una maschera, di dimensioni sproporzionate rispetto alle altre figure, posto sul lato inferiore della bocca del ciborio, forma con le ali un arco rovescio che richiamando quello superiore dà un grande senso di armonia ed equilibrio al manufatto; per la posizione frontale delle figure e la scena rappresentata, sicuramente si tratta di un'opera di epoca tardo-bizantina, prelevata dal vicino Convento dei Basiliani. In commesso di marmi policromi formanti un insieme di minuti e preziosi particolari decorativi, di stile barocco, il grazioso altare maggiore è un grande esempio delle capacità tecniche nella lavorazione ad intarsio. Esso reca la scritta: PISANI A SERRA SCULPITIS A. DNI MDCCLXXI. Nella parte alta, inserita in un piccolo tempietto formato da quattro colonne corinzie che sorreggono un arco spezzato in chiave, al centro del quale vi è inserito uno stemma con penna e ramoscello, simboli del martirio e della verginità, si trova la nicchia per la statua della Santa Patrona. Sopra la mensa, il ciborio risalta, su uno sfondo quasi geometrico, per le sue sagome e i fitti profili concavo-convessi. Lateralmente delle mensole a “S” formanti una cornice, racchiudono la parte inferiore. Addossato alla spalla dell'arcosoglio, con parapetto decorato da due lesene e cartella centrale, vi è il pulpito al quale si accede con una scala dalla parte interna del presbiterio. Un soppalco soprastante l'ingresso principale, sorretto da due colonne a pianta circolare con base e capitello corinzio, un tempo riservato ai cantori, ospita l'antico organo. Nella navata centrale, inseriti nell'intradosso della volta tre importanti dipinti datati 1855 rappresentano la Cena, l'Assunzione della Vergine ed il Sacrificio di Abramo. Addossato al terzo pilastro di sinistra e riportante la scritta: “FRANCISCO RAVASCHERIO FIESCHI EX COMITIBUS LAVANIAE SATRIANENSIVM PRINCIPI & MVNIFICENTIA, SINGULARI, PIATATE, INSIGNI, POTENTIA, ET DIVITIIS, NON ELATO, LIBERALITATE, CLARO, CUJVS SPECTABILIVM UIRTVTVM ADMIRATORES AQVITVM CAETVS, ET AVLAE, TANTVM SVPERBIVNT HABVISSE CONSOCIVM, IMMATVRE VITA FVNCTO, DECIMI OCTAVI SECVLI TRICESIMO TERTIO, ET SUAE AETATIS ANNO A' PARTV URGINIS, TEMPORE, ET MORIBVS VENERATO. EJUS FRATER CYRVS, JACTVRA INREQVIETVS, SVI DVRABILE SIGNVM DOLORIS, LACPYMIS VDVM HOC SEPVLCRALE MARMOR EXTRVI JVSSIT”, si trova il Mausoleo di Francesco Ravaschieri, monumento funebre della prima metà del sec. XVIII, realizzato con marmi policromi a rilievo e intarsio. La lastra con la scritta, sopra citata, è nella parte bassa del mausoleo, mentre, nella parte alta, protetto in alto dalla corona e lateralmente da un drappeggio che si apre come un sipario, riccamente decorata da elementi naturali stilizzati e dove compare anche la conchiglia barocca, vi è scolpito lo stemma con al centro un leone di profilo a rilievo che segue un percorso a spirale; sopra la conchiglia, terminale in alto dello stemma, un piccolo serpente in ferro battuto infila la testa sotto la corona. Per ogni navata laterale si trovano quattro altari minori, i quali hanno perso la loro originaria funzione in occasione del primo Concilio Ecumenico. Sei di questi altari sono adagiati sui muri perimetrali e due si trova sulle pareti di fondo. In alto le due navate hanno controsoffiatura lignea orizzontale. Il pavimento, rifatto negli anni cinquanta, con marmette di cemento e scaglie di marmo di cm 20 x 20, poggiante su uno strato di sabbia sotto del quale c'è il battuto di calce, è stato sicuramente rialzato rispetto a quello precedente. Ciò si può evincere dal gradino in prossimità dell'ingresso. Il pavimento originario era formato da un impasto di argilla e calce, al di sotto del quale vi erano le “camere tombali”- spazi destinati alla sepoltura, scavati nel terreno e chiusi lateralmente da muratura in pietra e nella parte superiore da volta pure in pietra. Ognuna delle camere era dotata di una botola semplice o doppia e con imposta di chiusura in pietra granitica o in marmo bianco su cui veniva scolpito lo stemma di famiglia. Queste tombe erano disposte secondo il peso sociale della famiglia: la più importante si trovava al centro; quella dei preti vicino all'altare; mentre una grande camera destinata al seppellimento del popolo si trovava vicino all'ingresso. L'esterno e il campanile All'esterno le facciate secondarie sono semplici e lineari, interrotte nello spigolo a sud-ovest dal campanile il quale è molto semplice nella sua tozza forma e termina, in alto, con tetto a padiglione quadrato; alla base, dei massicci barbacane, sicuramente realizzati in data posteriore alla costruzione della chiesa, danno un senso di certezza statica alla struttura. L'esperienza del terremoto ha condizionato, quindi, la forma e l'altezza di questa parte della struttura dove, in sommità, oltre alle antiche campane in bronzo, un grande orologio scandisce il tempo al ritmo di ogni quarto d'ora. La copertura è a tetto con la tipica forma basilicale: una copertura per la navata maggiore e due più basse per le navate minori, rivelano all'esterno le diverse altezze degli spazi interni. La prima è a tre spioventi formanti un semipadiglione, mentre quelle corrispondenti alle navate minori sono ad unico spiovente. Una grande capriata lignea sorregge il tetto della parte alta, su cui le terzere, i travicelli e i coppi in terracotta ne completano la struttura, mentre le due falde laterali sono sorrette da una semicapriata.
Sacred architecture

Santuario Madonna delle Grazie e fontanella miracolosa

La storia del Santuario della Madonna delle Grazie che tanti pellegrini raccoglie tutt'oggi specie nel mese di Settembre data in cui viene festeggiata puo' essere letta sul pannello allegato (presente sulla destra del Santuario). Proprio dal cartello si dipartono delle scale che portano alla vecchia chiesetta (quasi sempre chiusa) e alla fonte miracolosa (per l'appunto la Madonna è detta delle Grazie; tanti sono gli ex voto custoditi all'interno della chiesetta vecchia)

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